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I giovani seguono le fake news: l’importante è che a dirle siano influencer bellissime (anche se create dall’IA)

I giovani seguono le fake news: l’importante è che a dirle siano influencer bellissime (anche se create dall’IA)

Allarme sociale: l’aspetto conta più della cultura e della realtà. Il caso di Jessica Foster, la soldatessa virtuale da un milione di follower che scorta Trump e cavalca il patriottismo social.

NEW YORK – Se è bella, procace e indossa una mimetica, allora deve essere vera. O almeno, questo è quello che hanno pensato oltre un milione di persone che, in meno di quattro mesi, hanno affollato il profilo Instagram di Jessica Foster. Peccato che Jessica sia solo un ammasso di pixel sapientemente orchestrati da un algoritmo. Il suo account è stato recentemente bannato da Meta per violazione delle norme della piattaforma, ma le sue immagini continuano a circolare come un virus, alimentando un dibattito inquietante: siamo disposti a bere qualsiasi menzogna, purché ci venga servita da un volto angelico?

Il mito della soldatessa “mordi e fuggi”

Le foto di Jessica Foster erano studiate a tavolino per colpire la pancia dell’elettorato conservatore americano e dei giovani attratti dal mito del potere:

  • Scenari epici: In posa accanto a un caccia F-22 Raptor o nel deserto in pieno assetto da combattimento.
  • Propaganda politica: Immagini (false) che la ritraggono mentre scorta Donald Trump sulla pista d’atterraggio nel primo giorno degli attacchi USA contro l’Iran.
  • Estetica soft-core: Un patriottismo mescolato a una sensualità ammiccante, la ricetta perfetta per la viralità immediata.

Strategia USA: patriottismo e pixel

Il caso Foster non è un isolato errore del sistema, ma una strategia precisa che sta proliferando negli Stati Uniti. Account di destra utilizzano profili femminili fittizi — soldatesse, camioniste, poliziotte — per accaparrarsi follower, monetizzare l’interesse e, soprattutto, guadagnare punti politici.

Il problema non è solo l’uso dell’IA, ma la reazione del pubblico: i giovani, immersi in un flusso costante di stimoli visivi, sembrano aver perso la capacità (o la voglia) di distinguere il vero dal falso. Se l’influencer è esteticamente perfetta, il contenuto passa in secondo piano. La cultura, la verifica delle fonti e il pensiero critico soccombono di fronte al fascino di un’immagine creata per compiacere l’occhio.

Il pericolo della “bellezza simulata”

Il ban di Instagram è solo un cerotto su una ferita aperta. Le immagini della Foster rimbalzano su X e TikTok, dimostrando che il desiderio di seguire un’icona “perfetta” è più forte della consapevolezza dell’inganno.

“C’è un allarme generazionale — spiegano i sociologi — dove l’estetica è diventata il nuovo criterio di verità. Se un’influencer bellissima dice una falsità, per milioni di follower quella diventa una verità assoluta.”



In un mondo dove le “ragazze dei sogni” vengono generate da un software per scopi politici, il rischio è che la realtà diventi un noioso rumore di fondo. La domanda resta: siamo pronti a svegliarci da questo sogno digitale o preferiamo continuare a seguire bellissime bugie?

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