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Crisi in Medio Oriente, l’allarme dell’OCSE: «Inflazione al 4% e Pil europeo in frenata». Lo Stretto di Hormuz resta un tappo da 30 miliardi

Crisi in Medio Oriente, l’allarme dell’OCSE: «Inflazione al 4% e Pil europeo in frenata». Lo Stretto di Hormuz resta un tappo da 30 miliardi

Migliaia di navi bloccate, il Qatar ferma il GNL e la Cina ottiene corridoi privilegiati da Teheran. Salta l’incontro Trump-Xi Jinping, mentre la diplomazia pakistana tenta l’ultima mediazione.

PARIGI / ROMA – Il mondo è col fiato sospeso e le borse internazionali sono sotto stress. Gli annunci del Presidente USA Donald Trump sull’andamento delle trattative con l’Iran e sulle prospettive di fine del conflitto in Medio Oriente non bastano a rassicurare i mercati, causando invece un’impennata speculativa sui prezzi di gas e petrolio.

Il bollettino OCSE: inflazione al raddoppio

Oggi, il segretario generale dell’OCSE Mathias Cormann ha dipinto un quadro a tinte fosche per l’Occidente. Il protrarsi del conflitto sta agendo come un moltiplicatore di inflazione:

  • Inflazione Globale: Prevista in media al 4% per le 20 grandi economie mondiali (era il 2,8% a dicembre).
  • Eurozona: La crescita del PIL subirà un taglio dello 0,4%, fermandosi a un debole 0,8%.
  • Unica nota positiva: Il Pil globale regge al 2,9%, sostenuto esclusivamente dalla spinta degli investimenti nel settore dell’Intelligenza Artificiale.

Il blocco di Hormuz: il Qatar chiude i rubinetti

La situazione marittima è al collasso. Lo Stretto di Hormuz rimane chiuso, trasformando il Golfo Persico in un parcheggio forzato per oltre mille navi da trasporto. Il valore delle merci, del gas e del petrolio intrappolati supera i 30 miliardi di dollari.

Il colpo di grazia arriva dal Qatar: il primo fornitore mondiale di Gnl ha annunciato la chiusura degli impianti di trasformazione. In questo scenario, l’Iran ha iniziato a pretendere il pagamento di “pedaggi” in contanti per garantire il passaggio nello Stretto, una mossa che i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) chiedono di discutere seduti a un tavolo negoziale insieme a Washington.

Tensioni USA-Cina e il rinvio della visita a Pechino

Sul fronte geopolitico, il clima tra le superpotenze è gelido. Donald Trump ha deciso di rinviare la visita ufficiale a Pechino prevista per fine mese. Il motivo? La rabbia della Casa Bianca per gli accordi bilaterali stretti tra il leader cinese Xi Jinping e Teheran, che permettono alle petroliere cinesi di transitare liberamente a Hormuz mentre il resto del mondo è bloccato.

Asia in ginocchio: scattano i razionamenti

In Oriente la crisi energetica è già realtà quotidiana:

  • Giappone: Il governo ha attinto alle riserve statali per coprire 30 giorni di fabbisogno.
  • Corea del Sud: Il presidente Lee Jae Myung ha imposto controlli anti-sciacallaggio ai distributori e invitato la popolazione al risparmio elettrico forzato.
  • Filippine e Thailandia: Sospesi i mercati all’ingrosso dell’energia e avviato il razionamento del carburante.

La mediazione Pakistana e l’ombra della NATO

L’ultima speranza diplomatica è affidata a Islamabad, che entro il weekend dovrebbe ospitare un vertice tra negoziatori americani e iraniani. Teheran ha già respinto il piano di tregua in 15 punti di Trump, presentando cinque contro-richieste, tra cui cospicui risarcimenti danni.

Nel frattempo, la NATO non resta a guardare. Il Segretario Generale Mark Rutte ha confermato che una coalizione di 30 Paesi è pronta a intervenire per garantire la libera navigazione, discutendo proprio in queste ore “modi e tempi” di un’eventuale azione militare nello Stretto.

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