Attualità
Reggio Calabria, l’arma era nel taschino: sequestrata una “penna-pistola” pronta a uccidere

Incredibile scoperta dei Carabinieri durante una perquisizione: un oggetto apparentemente innocuo sulla scrivania era in realtà un’arma clandestina carica.
REGGIO CALABRIA – Sembrava un comune strumento di scrittura, uno di quegli oggetti che si lasciano distrattamente su una scrivania tra documenti e appunti. Invece, quella che i Carabinieri hanno impugnato durante una perquisizione in un’abitazione della città non serviva per scrivere, ma per uccidere. Il sequestro di una “penna-pistola” ha scosso gli inquirenti per la sua micidialità e per la facilità con cui poteva essere occultata.
Un congegno letale in pochi centimetri
L’arma, di fabbricazione clandestina, è un capolavoro di ingegneria criminale tanto rudimentale quanto efficace. Si tratta di un cilindro metallico che esternamente riproduce le fattezze di una penna stilografica, ma che al suo interno nasconde:
- Una canna corta in grado di alloggiare un proiettile (solitamente calibro .22).
- Un sistema di scatto a molla attivabile con una semplice pressione o uno scorrimento, simile al click di una penna a sfera.
- Assenza di sicure: L’esemplare ritrovato era carico e pronto al fuoco, rappresentando un pericolo immediato non solo per potenziali bersagli, ma per chiunque l’avesse maneggiata per errore.
L’insidia degli “oggetti quotidiani”
Il ritrovamento di Reggio Calabria conferma una tendenza allarmante nel mercato delle armi clandestine: il camuffamento. Trasformare armi da fuoco in oggetti d’uso comune (ombrelli, bastoni da passeggio o, appunto, penne) risponde a una duplice esigenza della criminalità:
- Superare i controlli: Queste armi possono essere trasportate in pubblico senza destare sospetti, eludendo spesso anche una sommaria osservazione visiva.
- L’effetto sorpresa: Permettono di colpire a distanza ravvicinata senza che la vittima abbia il tempo di percepire la minaccia.
Le indagini: a cosa serviva?
I Carabinieri hanno arrestato il possessore dell’abitazione con l’accusa di detenzione di arma clandestina e munizionamento. Ora gli accertamenti balistici del RIS (Raggruppamento Investigazioni Scientifiche) dovranno stabilire se quella “penna” abbia già fatto fuoco in passato e se sia collegata a fatti di sangue recenti nella zona.
L’attenzione degli inquirenti resta altissima: la diffusione di queste “armi da spia” nelle mani della criminalità ordinaria o organizzata apre scenari inquietanti sulla sicurezza pubblica, rendendo ogni oggetto potenzialmente letale.
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