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Mercati in agonia: il grido degli ambulanti calabresi tra carovita e silenzi istituzionali

Mercati in agonia: il grido degli ambulanti calabresi tra carovita e silenzi istituzionali

Dalle coste del Tirreno alle piazze dello Ionio, il commercio itinerante è al collasso. Centinaia di licenze restituite e banchi vuoti: «Siamo una categoria invisibile, pronti alla chiusura definitiva».

REGGIO CALABRIA / COSENZA – Un tempo erano il cuore pulsante delle comunità, l’appuntamento fisso della settimana dove la socialità incontrava la convenienza. Oggi, i mercati rionali e le fiere storiche della Calabria offrono uno spettacolo spettrale: file di stalli vuoti, saracinesche di furgoni che non si alzano più e volti segnati dalla rassegnazione. Il grido d’allarme che si leva da ogni angolo della regione è univoco: il commercio ambulante calabrese è a un passo dal baratro.

Una “tempesta perfetta”: costi alle stelle e consumi al palo

A pesare sugli operatori è una combinazione letale di fattori economici. Il carovita ha colpito duramente il settore: il prezzo del carburante per i furgoni, l’aumento dei costi dei suoli pubblici e il rincaro delle materie prime hanno eroso i margini di guadagno già esigui.

Dall’altra parte della barricata ci sono i consumatori, le famiglie calabresi che, schiacciate dall’inflazione, hanno drasticamente ridotto gli acquisti non essenziali. “La gente guarda, chiede il prezzo, ma alla fine compra solo lo stretto necessario per la tavola”, spiega un operatore storico del mercato di Catanzaro Lido. “L’abbigliamento, le calzature, l’oggettistica… sono settori ormai fermi”.

Il “sentimento dell’abbandono”

Ma ciò che fa più male agli ambulanti non è solo il calo del fatturato, è il senso di isolamento istituzionale. La categoria si sente “dimenticata” dalla politica regionale e locale.

  • Tassazione e burocrazia: Molti comuni hanno mantenuto o aumentato i canoni di occupazione del suolo nonostante la crisi.
  • Degrado delle aree mercatali: In molte città, i mercati si svolgono in aree prive di servizi igienici minimi, acqua corrente o una gestione corretta dei rifiuti, allontanando ulteriormente la clientela.
  • Concorrenza sleale: La mancanza di controlli serrati sull’abusivismo commerciale nelle piazze penalizza chi paga regolarmente tasse e contributi.

“Non siamo solo venditori, siamo un presidio sociale nei piccoli borghi dove non ci sono centri commerciali. Se chiudiamo noi, muore un pezzo di Calabria.” — Un portavoce delle associazioni di categoria

Verso lo sciopero generale?

Le prospettive per i prossimi mesi sono drammatiche. Se non arriverà un intervento strutturale — che preveda sgravi fiscali immediati, contributi per il rinnovo del parco mezzi e una riqualificazione seria delle aree mercatali — centinaia di partite IVA verranno chiuse entro l’estate.

Gli operatori sono pronti alla mobilitazione. Si parla già di una grande manifestazione a Catanzaro davanti alla sede della Regione Calabria. L’obiettivo è ottenere un tavolo permanente di crisi per salvare un mestiere antico che rischia di sparire per sempre, travolto dalla modernità selvaggia e dall’indifferenza di chi dovrebbe tutelarlo.

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