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Guerra in Iran: Trump ferma gli attacchi per 5 giorni dopo i raid su Teheran

Guerra in Iran: Trump ferma gli attacchi per 5 giorni dopo i raid su Teheran

Esplosioni nella capitale iraniana mentre Hormuz resta sigillata. Telefonata Trump-Starmer per sbloccare il commercio marittimo. Teheran minaccia: «Mineremo il Golfo Persico se invasi».

WASHINGTON / TEHERAN – Una fragile tregua di cinque giorni: è questa la mossa a sorpresa del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, arrivata dopo quella che è stata definita un’ampia ondata di attacchi israeliani su Teheran. “Colloqui molto buoni”, ha commentato il Commander-in-Chief dalla Casa Bianca, annunciando una sospensione temporanea delle operazioni belliche per favorire la via diplomatica, proprio mentre il Dipartimento di Stato emetteva un allerta globale per i cittadini americani all’estero contro possibili rappresaglie dei proxy iraniani.

L’assedio di Teheran e il nodo di Hormuz

Nelle scorse ore, la capitale iraniana è stata scossa da una serie di pesanti esplosioni. Israele ha confermato il lancio di una vasta offensiva mirata a neutralizzare le capacità difensive della Repubblica Islamica. Tuttavia, il vero campo di battaglia che spaventa il mondo resta lo Stretto di Hormuz. La chiusura del passaggio, vitale per le rotte petrolifere, è stata l’oggetto di una telefonata urgente tra Trump e il Primo Ministro britannico Keir Starmer. Entrambi i leader hanno concordato sulla necessità assoluta di riaprire il transito per evitare il collasso del traffico marittimo globale, un’eventualità che ha già portato al ribasso le borse asiatiche ed europee.

La linea dura di Teheran: “Niente sospensioni, vogliamo la fine”

Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha chiarito la posizione del regime ai microfoni dell’agenzia giapponese Kyodo: l’Iran non accetterà una semplice tregua temporanea, ma esige una fine duratura del conflitto. Nel frattempo, i Pasdaran hanno alzato il tiro delle minacce:

  • Target energetici: «Se colpiti, attaccheremo le strutture energetiche nemiche», hanno dichiarato le Guardie della Rivoluzione.
  • Minamento del Golfo: Il Consiglio di Difesa iraniano è stato ancora più esplicito: «Se saremo invasi, mineremo il Golfo Persico».

Il ruolo del Giappone e la reazione dei mercati

In questo clima di estrema tensione, il Giappone cerca una mediazione pragmatica. Il Ministro degli Esteri nipponico, Toshimitsu Motegi, ha ventilato la possibilità di inviare le Forze di Autodifesa per operazioni di sminamento a Hormuz, ponendo però come condizione vincolante il raggiungimento di un cessate il fuoco immediato.

La risposta dei mercati non si è fatta attendere: la paura di un blocco prolungato delle forniture ha bruciato miliardi nelle principali piazze finanziarie. Gli investitori guardano ora con speranza e scetticismo alla finestra di cinque giorni aperta da Trump.


Il mondo resta sospeso su un filo sottile. Se la pausa di cinque giorni annunciata da Trump porterà a un tavolo negoziale o sarà solo la calma prima di una nuova, più violenta tempesta, dipenderà dalla capacità delle diplomazie internazionali di disinnescare quella che rischia di diventare la più grande crisi del XXI secolo.

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