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Dai gas di guerra ai “proiettili intelligenti”: i 50 anni dell’oncologia medica tra Bari e Milano

Dalla tragedia del gas iprite nel porto di Bari nel 1943 alla rivoluzione di Gianni Bonadonna. Come un veleno chimico è diventato la prima arma contro il cancro, salvando milioni di vite.
ROMA – La storia dell’oncologia non è iniziata in un laboratorio asettico, ma tra le fiamme e il fumo del porto di Bari. È il 2 dicembre 1943: la Luftwaffe tedesca bombarda la flotta alleata. Tra le navi colpite c’è la John Harvey, che trasporta segretamente gas iprite (gas mostarda). L’esplosione contamina migliaia di persone, ma l’osservazione clinica dei sopravvissuti rivela qualcosa di sbalorditivo: un crollo drastico dei globuli bianchi.
L’intuizione: trasformare un veleno in cura
I ricercatori americani Goodman e Gilman ebbero un’idea folle ma geniale: se quel gas era così efficace nel distruggere le cellule del sangue sane, poteva fare lo stesso con quelle tumorali nei linfomi e nelle leucemie? Da quel veleno nacque la mostarda azotata, la prima chemioterapia della storia. Il cancro aveva finalmente un nemico capace di colpirlo ovunque si nascondesse nel corpo, non solo dove arrivava il bisturi.
Gianni Bonadonna: l’americano di Milano che sfidò il bisturi
Se l’America ha fornito la “materia prima”, l’Italia ha fornito il metodo. Negli anni ’70 entra in scena Gianni Bonadonna, giovane medico formatosi a New York e tornato all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano con una mentalità rivoluzionaria. All’epoca, il dogma era la chirurgia: se il tumore veniva asportato, il paziente era considerato guarito.
Bonadonna, insieme a Umberto Veronesi, intuì che il cancro non è solo una massa solida, ma un nemico che viaggia nel sangue. Propose così il protocollo CMF (un cocktail di tre farmaci) da utilizzare dopo l’operazione al seno. Fu una sfida al sistema: molti colleghi erano contrari all’idea di “avvelenare” donne apparentemente sane.
“Bonadonna dimostrò, dati alla mano, che quella ‘pulizia chimica’ (terapia adiuvante) abbatteva drasticamente il rischio che il cancro tornasse. È stata la scoperta che ha salvato milioni di donne in tutto il mondo”, spiegano i primari del Cipomo.
Dal gas mostarda all’immunoterapia
In cinquant’anni l’oncologia ha compiuto balzi da gigante. Oggi non usiamo più solo i “veleni” derivati dalle intuizioni belliche, ma disponiamo di:
- Terapie a bersaglio molecolare: Farmaci che colpiscono solo le mutazioni specifiche delle cellule malate.
- Immunoterapia: Trattamenti che “istruiscono” il sistema immunitario del paziente a riconoscere e distruggere il tumore.
- Medicina di precisione: Cure cucite su misura sulla mappa genetica del singolo individuo.
L’eredità di Bonadonna e dei pionieri di Bari vive in ogni infusione che oggi permette a milioni di pazienti di continuare a vivere. Il cancro non è più un “male oscuro” da asportare e dimenticare, ma una battaglia scientifica che si combatte con il rigore dei dati e la forza dell’innovazione.
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