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Indice del Clima 2026: Bari è ancora la città più vivibile, il Sud domina la Top 10

Indice del Clima 2026: Bari è ancora la città più vivibile, il Sud domina la Top 10

Pubblicata l’anticipazione della storica indagine del Sole 24 Ore sulla Qualità della Vita. Bene l’Adriatico e le città costiere, mentre la Pianura Padana soffre per l’afa e l’aria stagnante. Preoccupa l’aumento delle temperature medie: +1,8°C in quindici anni.

L’Indice del Clima del Sole 24 Ore, che analizza il benessere meteo dei 107 capoluoghi italiani sulla base di 15 indicatori nel decennio 2015-2025, parla chiaro: per stare bene bisogna guardare al mare. Bari svetta in cima alla classifica, seguita a ruota da un blocco adriatico solidissimo composto da Barletta-Andria-Trani, Pescara, Ancona e Chieti.

La Calabria brilla con Catanzaro e Vibo

Ottima la performance dei capoluoghi calabresi, con Catanzaro che si piazza al 12° posto nazionale, trainata da una brezza estiva costante (quarta in Italia). Vibo Valentia (16ª) si distingue per la capacità di mitigare le ondate di calore, risultando la migliore della regione per quanto riguarda il caldo estremo. Al contrario, Cosenza (86ª) paga la sua posizione nell’entroterra, scivolando in fondo alla classifica per notti tropicali e picchi di calore (104ª su 107).

Grandi città divise: Milano e Torino in fondo

L’indagine evidenzia una spaccatura netta tra i grandi centri urbani:

  • Le promosse: Oltre a Bari, si posizionano bene tra le prime quaranta Trieste (8ª), Venezia (15ª), Napoli (24ª) e Roma (37ª).
  • Le bocciate: La Pianura Padana penalizza pesantemente Milano (71ª), Bologna (72ª) e Torino (90ª). Il capoluogo piemontese detiene il triste primato per la peggiore circolazione dell’aria, con ben 162 periodi di aria stagnante all’anno.

Il fondo della classifica: Carbonia e Belluno

All’estremo opposto di Bari troviamo Carbonia, maglia nera del 2026 a causa di picchi di calore estremo e umidità relativa fuori controllo. Male anche Belluno, ultima per ore di sole e giorni freddi, e Terni, che paga l’assenza di ventilazione marina subendo ondate di calore più forti rispetto alle città costiere.

Il campanello d’allarme: temperature in aumento

I dati longitudinali (2010-2025) mostrano un’Italia che scotta. La temperatura media è cresciuta di 1,8°C, con punte di +2,3°C al Nord. Gli eventi estremi non sono più eccezioni:

  1. Caldo: 17 ondate di calore annue (+5,5 rispetto al 2010).
  2. Notti Tropicali: In forte aumento (circa 80 all’anno), impedendo il recupero fisico notturno.
  3. Piogge: Meno frequenti ma molto più violente (bombe d’acqua).
  4. Siccità: I periodi consecutivi senza pioggia coprono ormai il 12% dell’anno.

In conclusione, l’Indice del Clima ci ricorda che il riscaldamento globale sta riscrivendo la geografia della vivibilità italiana. Se le coste offrono ancora rifugio grazie alle brezze, l’entroterra e le grandi metropoli del Nord si trovano a gestire una sfida climatica sempre più complessa.

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