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Addio al “posto di lavoro”: nel 2026 sempre più intelligenza artificiale

Addio al “posto di lavoro”: nel 2026 sempre più intelligenza artificiale

Non è più solo talent shortage, ma una crisi sistemica: mancano le persone e i modelli per gestire carriere-maratona. La ricerca di Radical HR svela i 5 trend che trasformeranno le aziende italiane in ecosistemi ibridi tra umani e intelligenza artificiale.

MILANO – La nuova parola d’ordine nel mondo HR è People Shortage. Secondo Radical HR, la carenza di competenze non è più un’emergenza tattica, ma un dato strutturale: le persone sono numericamente meno, le carriere si allungano e le competenze invecchiano più velocemente dei lavoratori. Per restare competitive, le imprese devono abbandonare i silos del passato e abbracciare un cambiamento che Alessandro Rimassa, CEO di Radical HR, definisce “radicale”.

Le 5 direttrici del cambiamento

La ricerca individua cinque pilastri su cui poggia la metamorfosi del lavoro nei prossimi mesi:

  1. HR Strategico e Data-Driven: La funzione Risorse Umane smette di essere “amministrazione” per diventare il motore tecnologico e analitico dell’azienda.
  2. Leadership di Progetto: Il capo non è più chi controlla, ma chi governa il cambiamento continuo, traducendo i bisogni delle persone in scelte concrete.
  3. Professional Longevity: Le carriere diventano maratone. L’attenzione si sposta sul reskilling continuo e sul supporto alle fasi della vita, come il caregiving o la convivenza intergenerazionale.
  4. Skills-Flow Model: Si supera il concetto di “ruolo” fisso. Il lavoro si organizza per competenze, in ecosistemi fluidi dove dipendenti, freelance e AI collaborano in base alle necessità del momento.
  5. Radical Autonomy: Il passaggio definitivo dal controllo degli orari alla fiducia negli obiettivi. L’autonomia diventa la leva principale della performance.

La rivoluzione dell’Agentic Organization

La vera “frontiera” del 2026 è l’Agentic Organization. Non parliamo più di AI come un semplice software di supporto (come una calcolatrice o un correttore), ma di una forza lavoro a tutti gli effetti. In questo modello, persone, agenti AI e robot collaborano all’interno di un unico ecosistema ibrido.

“L’AI diventa una collaboratrice strategica e non una scorciatoia,” spiega Alessandro Rimassa. “La sfida è progettare organizzazioni in cui la tecnologia non sostituisca l’uomo, ma gli restituisca senso e dignità, liberandolo dalle attività ripetitive per concentrarlo sul valore aggiunto.”

Il commento di Alessandro Rimassa

“Non stiamo vivendo una semplice crisi di talenti, ma una crisi del modo in cui abbiamo organizzato il lavoro finora,”commenta Rimassa. Secondo il fondatore di Radical HR, la risposta non può essere emergenziale. Serve un nuovo “way of working” italiano ed europeo che sia capace di integrare la tecnologia in modo etico e funzionale, proteggendo la longevità professionale e la qualità della vita.

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