Attualità
Mail aziendale: stop allo “spionaggio” dopo il licenziamento
Il Garante sanziona la pratica dell’inoltro automatico: «L’account deve essere rimosso». Tutelata la dignità e la riservatezza del lavoratore anche dopo la fine del contratto.
Non è lecito mantenere attivo l’account mail di un ex dipendente per continuare a monitorarne le comunicazioni o intercettare contatti commerciali. Il caso nasce dalla denuncia di un lavoratore licenziato che aveva scoperto come la sua vecchia casella di posta non solo fosse ancora attiva, ma che tutti i messaggi in entrata venissero dirottati automaticamente verso il profilo di un superiore o di un collega.
La decisione del Garante: i limiti del datore di lavoro
L’Autorità ha censurato duramente il comportamento dell’azienda, evidenziando come il monitoraggio post-licenziamento violi i principi di minimizzazione e trasparenza previsti dal GDPR:
- Obbligo di disattivazione: Al termine del rapporto di lavoro, l’account deve essere chiuso in tempi rapidi.
- Divieto di inoltro (forward): L’inoltro sistematico della posta in arrivo verso un altro account è illegittimo, poiché permette al datore di accedere a comunicazioni potenzialmente private o non più pertinenti all’attività lavorativa dell’ex dipendente.
- Diritto alla dignità: Mantenere attivo il nome e cognome di un lavoratore (nel formato
nome.cognome@azienda.it) dopo l’uscita dall’azienda può creare confusione e ledere la reputazione del soggetto.
Cosa deve fare l’azienda? (La procedura corretta)
Per non incorrere in pesanti sanzioni, le imprese devono adottare un protocollo trasparente:
- Avviso di chiusura: Prima della disattivazione, il lavoratore può essere autorizzato a recuperare messaggi strettamente personali o a impostare una risposta automatica.
- Messaggio automatico (Autoreply): È lecito impostare, per un periodo limitato, una risposta automatica che informi dell’interruzione del rapporto e indichi un nuovo indirizzo di riferimento aziendale.
- Cancellazione definitiva: Dopo un breve periodo di transizione, l’indirizzo mail deve essere rimosso dai server e l’account sospeso.
Le conseguenze della violazione
L’azienda in questione è stata obbligata alla sospensione immediata dell’indirizzo e rischia sanzioni amministrative pecuniarie. Il principio è chiaro: il “patrimonio informativo” aziendale non può giustificare l’invasione della sfera privata del cittadino.
«La mail aziendale non è un territorio franco dove tutto è permesso», commentano gli esperti di diritto del lavoro. «La tutela della privacy sopravvive alla fine del contratto».
Un monito per i reparti IT
Questa decisione impone ai dipartimenti IT e alle Risorse Umane di aggiornare le procedure di offboarding. La mancata disattivazione non è più solo una dimenticanza tecnica, ma un illecito civile e amministrativo.
The post Mail aziendale: stop allo “spionaggio” dopo il licenziamento first appeared on ADN24.
-
Attualità8 ore faBrignone “Mi chiedo come sia accaduto, Mattarella sempre umile e rispettoso”
-
Attualità8 ore faTrump “Dai membri del Board of Peace oltre 5 miliardi per Gaza”
-
Attualità8 ore faCina, obiettivo industria del tè da 1.500 mld di yuan entro il 2030
-
Attualità8 ore faIran, Araghchi: “La resa alle minacce non è un’opzione sul tavolo”
-
Attualità8 ore faAlla Roma solo Malen, un grande Napoli la riduce a spettatrice con un 2-2
