Attualità
Tra fango e neve: la Calabria lotta contro la furia del Mediterraneo
A Cutro il silenzio è interrotto dalle sirene: famiglie costrette a lasciare tutto. Nel Reggino il mare invade le strade, mentre sui monti il gelo trasforma la burrasca in una bianca prigione.
Se si potesse scattare una fotografia del cuore della tempesta, vedremmo una regione piegata ma non spezzata. Il Ciclone Harry ha deciso di colpire con una precisione chirurgica: in sole 48 ore sta cadendo dal cielo il carico d’acqua che solitamente bagna la terra in tre mesi. È una “burrasca di risalita”, un fenomeno che attinge energia dal calore del mare per poi scaricarla sotto forma di vento e fango una volta toccata la terraferma.
La notte più lunga di Cutro
Nel Crotonese, la narrazione si fa drammatica. A Cutro, il suono della pioggia è stato sostituito da quello, ben più sinistro, dei fiumi che si gonfiano. Le autorità non hanno potuto attendere: decine di famiglie sono state fatte evacuare d’urgenza.
Uomini e donne, con in mano solo pochi effetti personali, hanno lasciato le proprie case sotto la scorta dei vigili del fuoco, mentre il fango cominciava a lambire i portoni.
Il timore è che non sia solo l’acqua che cade, ma quella che scivola dai colli, carica di detriti, a minacciare di cancellare anni di sacrifici.
Il ruggito dello Ionio nel Reggino
Spostandosi verso sud, il protagonista diventa il vento. A Reggio Calabria e lungo tutta la fascia ionica, il mare si è “ingrossato” fino a diventare un gigante furioso.
Onde alte come palazzi si infrangono sui lungomari, portando detriti e salsedine fin dentro le attività commerciali.
Raffiche oltre i 100 km/h strappano rami e scoperchiano tettoie, trasformando ogni spostamento in una sfida contro gli elementi.
Il volto bianco del Ciclone: Sila e Pollino
Mentre le coste annegano, le vette si trasformano. Sopra gli 800 metri, Harry ha cambiato volto, diventando neve. Sila e Pollino sono sotto un assedio bianco.
I pini larici si piegano sotto il peso di una neve pesante e umida, mentre i borghi montani restano avvolti in una nebbia gelida. Chi si trova in quota descrive un paesaggio spettrale, dove il rombo del vento è l’unico suono udibile.
L’attesa del dopo
Nelle prossime ore, la Calabria continuerà a guardare verso il mare, sperando che Harry prosegua la sua corsa verso est. Ma la ferita è profonda: il bilancio dei danni alle infrastrutture e all’agricoltura si annuncia pesantissimo. Resta l’immagine dei volontari nel fango e dei fari delle auto di soccorso che tagliano il buio di una giornata che la regione non dimenticherà facilmente.
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