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«Quella Caivano non esiste più»: il sindaco Angelino contesta la fiction Rai

Il primo cittadino interviene sui social: pur apprezzando il lavoro della dirigente Carfora, denuncia il rischio di “etichettare” nuovamente la città con vecchi stereotipi di degrado e criminalità.

Una pagina di storia importante, ma pur sempre passata. Così il sindaco Antonio Angelino ha definito la narrazione della fiction “La Preside”, andata in onda il 12 gennaio 2026. Secondo il sindaco, il racconto televisivo rischia di cristallizzare un’immagine della città che la comunità sta faticosamente cercando di superare.


Il nodo del “riscatto” e l’effetto etichetta

Nelle sue dichiarazioni affidate ai social, Angelino ha espresso una posizione sfumata ma ferma:

  • L’elogio alla scuola: Il sindaco non mette in discussione l’eroismo della preside Eugenia Carfora, capace di strappare centinaia di ragazzi alla strada e alla dispersione scolastica.
  • La critica al “brand” del degrado: Angelino contesta che si continui a raccontare Caivano esclusivamente come la “capitale della droga e della camorra”. Secondo il primo cittadino, la realtà odierna corre più veloce della pellicola e quel racconto «non fa bene alla comunità» perché rischia di appiccicare un’etichetta indelebile sui cittadini consapevoli che oggi guardano avanti.

La produzione e le location: un’altra verità

Un dettaglio che ha alimentato il dibattito riguarda i luoghi delle riprese. Nonostante la storia sia ambientata a Caivano, la fiction è stata girata prevalentemente a San Giovanni a Teduccio (Napoli Est).

  • Il set: La scuola “Morano” è stata ricostruita nell’Istituto Alberghiero “Cavalcanti”.
  • L’ironia dei residenti: Molti cittadini hanno sottolineato come la trasposizione televisiva utilizzi Caivano come “simbolo universale delle periferie”, finendo però per non mostrare il volto reale della città che sta vivendo un profondo processo di riqualificazione, accelerato anche dai recenti decreti governativi.

«Scrivere una storia nuova»

Per Angelino, la vera sfida è fare in modo che “quella Caivano” non ritorni, ma anche che non venga usata come un mero copione per fare audience.

«Dobbiamo sentirci tutti protagonisti della stessa storia. Non un copione, ma una realtà diversa, positiva, orgogliosa», ha dichiarato il sindaco, invitando i media a raccontare anche il presente fatto di associazionismo e rinascita civile.


Il successo di pubblico

Nonostante le critiche istituzionali, la fiction diretta da Luca Miniero ha registrato ascolti altissimi, confermando l’interesse del pubblico per le storie di “resistenza civile”. Resta aperto il dilemma: è meglio raccontare il buio per celebrare la luce di chi combatte, o tacere il passato per non offuscare il presente?

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