Attualità
Influenza, calano i contagi a gennaio, ma si alzeranno a febbraio.
La “super influenza” che sta segnando l’inverno 2025-2026 sembra aver concesso una piccola tregua agli italiani proprio durante la settimana festiva. Secondo l’ultimo report della rete di sorveglianza RespiVirNet pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), tra il 22 e il 28 dicembre si sono registrati circa 820.000 nuovi casi, un dato in netta flessione rispetto ai 980.000 della settimana precedente.
Dall’inizio della stagione, il totale dei contagiati sale a 6,7 milioni, confermando un’annata particolarmente aggressiva. Tuttavia, dietro il segno “meno” del bollettino di Natale, gli esperti intravedono più un’anomalia statistica che un reale declino del virus.
L’illusione del calo: l’effetto “ferie”
Per i medici del dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS, il rallentamento della curva potrebbe essere “artificiale”. Durante le festività, infatti, si verifica un calo fisiologico delle segnalazioni: con molti studi medici chiusi o in orario ridotto, meno persone si rivolgono ai canali ufficiali per la diagnosi.
“Il calo registrato è più evidente nei dati provenienti dalla comunità rispetto al flusso ospedaliero” – si legge nel report – “il che suggerisce una sottostima legata alle minori segnalazioni dei medici di famiglia nel periodo natalizio.”
Ospedali sotto pressione e la “Variante K”
Mentre i casi ambulatoriali scendono, la pressione sulle strutture ospedaliere resta alta. Il tasso di positività ai test respiratori nei reparti d’urgenza ha raggiunto il 50,3%. A preoccupare è soprattutto il ceppo dominante A/H3N2 (la cosiddetta variante australiana) e la nuova “Variante K”, che sembra causare sintomi più persistenti, con febbri che possono durare fino a 8-9 giorni.
Le fasce più colpite restano quelle pediatriche:
- 0-4 anni: 39 casi ogni 1.000 assistiti.
- Incidenza generale: 14,5 casi ogni 1.000 (rispetto ai 17,1 della settimana precedente).
Il picco atteso a gennaio
Gli esperti invitano alla massima prudenza. La riapertura delle scuole e il ritorno negli uffici dopo l’Epifania potrebbero fare da volano per una nuova ondata. Il vero picco stagionale è infatti atteso per la metà di gennaio 2026. Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, sottolinea come “i dati evidenzino comunque una presenza importante della vera influenza e di casi impegnativi che non permettono ancora di cantare vittoria”.
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