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Attualità

Alta tensione UE-USA: Macron accusa Washington di “intimidazione” per il bando a Thierry Breton

È un vero e proprio scontro diplomatico quello che si sta consumando tra le due sponde dell’Atlantico. Al centro della disputa c’è la decisione senza precedenti degli Stati Uniti di negare il visto d’ingresso a cinque alte personalità europee, tra cui l’ex commissario UE al Mercato Interno e ai Servizi, Thierry Breton.

La reazione del Presidente francese Emmanuel Macron non si è fatta attendere e ha affidato al social network X (ex Twitter) parole durissime, parlando apertamente di un attacco alla libertà normativa del Vecchio Continente.


Le accuse di Macron: “Attacco alla sovranità digitale”

Per l’Eliseo, il provvedimento adottato da Washington non è una semplice scelta amministrativa, ma un atto politico volto a colpire chi ha lavorato per limitare lo strapotere dei colossi tecnologici americani (le cosiddette Big Tech).

“Le restrizioni dei visti assunte dagli Stati Uniti nei confronti di Thierry Breton e di altre quattro personalità europee rientrano nella categoria dell’intimidazione e della coercizione nei confronti della sovranità digitale europea”, ha dichiarato Macron.

Il Presidente ha poi ribadito la linea ferma di Parigi e Bruxelles: la Francia denuncia queste decisioni e assicura che gli europei non arretreranno di un passo nella difesa della propria “autonomia normativa”.


Perché proprio Thierry Breton?

Thierry Breton è stato, durante il suo mandato a Bruxelles, l’architetto e il principale volto del Digital Services Act (DSA) e del Digital Markets Act (DMA). Queste leggi, entrate in vigore negli ultimi due anni, impongono regole rigidissime a società come Google, Meta, Apple e Amazon in termini di:

  1. Concorrenza: impedire alle Big Tech di favorire i propri servizi a discapito dei piccoli concorrenti.
  2. Moderazione dei contenuti: obbligo di rimuovere contenuti illegali e combattere la disinformazione.
  3. Protezione dei dati: maggiore trasparenza sull’uso degli algoritmi e dei dati personali degli utenti europei.

Queste normative hanno portato a multe miliardarie e scontri verbali accesi tra Breton e i leader della Silicon Valley, in particolare con Elon Musk.


Il rischio di una “guerra dei visti”

Il divieto di soggiorno è uno strumento solitamente riservato a funzionari di regimi autoritari o individui accusati di gravi violazioni dei diritti umani. L’applicazione di tale misura a personalità di un partner alleato come l’Unione Europea rappresenta un segnale di deterioramento dei rapporti transatlantici sul fronte tecnologico.

  • Il messaggio di Washington: Sembra essere un monito contro ogni futuro tentativo di regolare l’Intelligenza Artificiale o di imporre ulteriori limiti ai giganti USA.
  • La risposta di Bruxelles: L’UE si trova ora a dover gestire una pressione esterna che mira a influenzare il processo legislativo interno, un tema che Macron ha definito centrale per la sopravvivenza stessa dell’autonomia europea.

L’incidente diplomatico rischia ora di innescare contromisure da parte dell’UE, che potrebbe rispondere con analoghe restrizioni o con un’accelerazione delle indagini antitrust in corso sui gruppi americani.

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