Attualità
Licenziata in malattia: garante privacy multa il comune per violazione della riservatezza
Un caso di licenziamento per giusta causa, scaturito da presunte violazioni dei doveri di un dipendente durante un periodo di malattia, si è trasformato in un procedimento per violazione della privacy contro il datore di lavoro. Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha infatti sanzionato un Comune italiano, reo di aver utilizzato in modo improprio strumenti di sorveglianza per monitorare e documentare la vita privata di una dipendente assente per motivi di salute.
Le Accuse: Uscite Non Autorizzate e Cene
La vicenda aveva portato al licenziamento della dipendente comunale. Il Comune aveva motivato il provvedimento sostenendo che la donna, mentre era in malattia, avrebbe avuto uscite e condotte non compatibili con il suo stato di salute e con le prescrizioni mediche. Nello specifico, la prova determinante utilizzata dal datore di lavoro era il filmato che la “beccava” a cena in un ristorante durante l’assenza.
Il datore di lavoro aveva ritenuto queste uscite come una violazione dei doveri di correttezza e fedeltà, capaci di pregiudicare o ritardare la guarigione, giustificando così il licenziamento.
La Sentenza del Garante: Privacy Violata
Tuttavia, il Garante della Privacy ha rilevato una grave infrazione nelle modalità di raccolta e utilizzo delle prove da parte del Comune.
L’Autorità Garante ha contestato al datore di lavoro la violazione dei principi di necessità e proporzionalità nel trattamento dei dati personali. Sebbene il controllo sulle assenze per malattia sia legittimo, questo deve avvenire nel rispetto della sfera privata del lavoratore. L’uso di telecamere o strumenti investigativi per monitorare la vita privata del dipendente in luoghi pubblici o privati, al di fuori del luogo di lavoro, costituisce una violazione della privacy.
Il Garante ha stabilito che la raccolta e la diffusione di immagini che documentavano uscite e la partecipazione a una cena, configurano un trattamento di dati personali avvenuto in assenza di un’idonea base giuridica e violando il diritto alla riservatezza della donna.
Il Comune è stato quindi colpito da una sanzione pecuniaria, con l’obbligo di adottare misure correttive per garantire la corretta applicazione della normativa sulla protezione dei dati personali in futuri accertamenti. La decisione sottolinea il delicato equilibrio che i datori di lavoro devono mantenere tra la legittima esigenza di controllare l’effettiva malattia del dipendente e il rispetto inviolabile della sua sfera privata.
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