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Attualità

Senato, Fina (Pd) legge in Aula la lettera di Alemanno dal carcere: «Qui si muore di caldo, ma la politica dorme con l’aria condizionata»

Il 1° luglio 2025, durante il dibattito al Senato sulla riforma della separazione delle carriere, il senatore del Partito Democratico Michele Fina ha letto in Aula una lettera inviata da Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e attualmente detenuto nel carcere di Rebibbia. Nella missiva, Alemanno denuncia le condizioni di vita insostenibili all’interno dell’istituto penitenziario, aggravate dal caldo torrido e dal sovraffollamento. Fina ha sottolineato come queste parole provengano da un «avversario politico da cui mi sento lontano», ma che offre una testimonianza importante sulle problematiche del sistema carcerario italiano .

Le celle-forno di Rebibbia

Alemanno descrive le celle di Rebibbia come «celle-forno», dove la temperatura aumenta sensibilmente salendo ai piani superiori: «Al secondo e ultimo piano ci sono quasi dieci gradi in più rispetto al piano terra». Le strutture, costruite negli anni ’70 senza adeguata coibentazione, sono prive di impianti di condizionamento. I detenuti sono costretti a utilizzare ventilatori antiquati e a ricorrere a stratagemmi improvvisati per cercare di alleviare il caldo insopportabile.

Sovraffollamento e carenza di personale

Oltre al caldo estremo, Alemanno denuncia il sovraffollamento delle celle e la carenza di personale penitenziario. Alcuni bracci del carcere sono privi di figure chiave come il Caporeparto, e i detenuti sono costretti a convivere con malati di scabbia e altre patologie infettive. La mancanza di assistenza sanitaria adeguata e la difficoltà nell’accesso a cure mediche aggravano ulteriormente la situazione .

Un appello alla politica

Alemanno conclude la sua lettera con un appello diretto alla politica: «La politica dorme con l’aria condizionata», denunciando l’indifferenza delle istituzioni di fronte alle difficili condizioni di vita dei detenuti. Il senatore Fina ha sottolineato come queste parole debbano servire da monito per un intervento urgente e concreto sulla situazione carceraria italiana .

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